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venerdì 19 giugno 2009

1950, Discorso in Difesa della Scuola Pubblica

Questo è un interessantissimo discorso, fatto in tempi non sospetti (1950!!) da Piero Calamandrei in difesa della scuola pubblica e che, grazie al nostro attuale ministro alla pubblica distruzione, torna attualissimo.

Cavolo, vedeva nel futuro...

Vi consiglio di leggerlo, è veramente interessante.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
Fonti:
testo del discorso
la foto in bw è presa da wikipedia
coming soon i video del discorso

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martedì 21 aprile 2009

Informazione libera ed indipendente



E' interessante notare, la reazione della regia alla lettura del servizio, che in qualche modo, criticava il governo da parte del giornalista David Sassoli.

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mercoledì 1 aprile 2009

Disabilià nelle scuole



E' un po' di giorni che ho il materiale pronto per scrivere questo articolo, ma il senso del disgusto mi ha fatto procrastinare la sua stesura, e sinceramente lo sto facendo mal volentieri, ma veniamo a noi: riforma e cambiamento sono le parole che hanno caratterizzato questi ultimi anni, e la scuola, più di altre realtà, è stata oggetto e destinataria di modifiche, anche radicali. Fino ad oggi, il processo di integrazione è uscito indenne dai ritocchi via via approvati e tuttavia, in quest'ultimo periodo, le modifiche apportate alla scuola pubblica, senza confronto né dibattito con gli operatori scolastici e con i rappresentanti della società civile, inducono a maggiore cautela e ad assumere un atteggiamento di difensiva, perché qualcosa "non quadra".
Infatti, se la normativa sull'integrazione resta vigente (Legge 104/92, sentenze, decreti ecc.), alcune "correzioni", all'apparenza lievi, introducono elementi di preoccupazione.
Si sta cercando di creare dei veri propri ghetti, già ora in molte scuole italiane stanno aumentando alcune iniziative, salutate con entusiasmo: si tratta di "contenitori" destinati ai soli alunni con disabilità, spacciati come "laboratori esclusivi" e dai presupposti innovativi. In realtà sono spazi che contribuiscono alla divisione, in quanto "separano" l'alunno con disabilità dal resto della classe, vanificando ogni presupposto di inclusione, anzi creando maggiori problemi di integrazione.
Quel che peggio è che si sono "creati" spazi denominati di volta in volta nucleo potenziato o classe speciale, quando non stanza del sorriso o stanza delle autonomie, aula delle buone prassi o altri fantasiosi appellativi, insomma il tutto con un gusto che ricorda vagamente la scritta "Arbeit macht frei" all'ingresso di Auschwitz.
L’art.5, comma 2* del provvedimento Gelmini afferma che «le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20 alunni» solo nel limite delle dotazioni organiche complessive. Poi però nel successivo comma 3 si afferma, in contrasto con quanto sopra, che «le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal comma 2». Di fatto si propone una liberalizzazione, si abroga il limite massimo di alunni disabili per classe. E si rende estremamente difficoltosa la costituzione di classi iniziali di corso con non più di 20 alunni.
Attualmente gli studenti con disabilità nella scuola pubblica sono 184mila. E per il prossimo anno è previsto un incremento di 6.500 unità. Gli insegnanti di sostegno affidati alla classe - e non come erroneamente si dice esclusivamente al ragazzo disabile - sono 90.500, la maggiorparte dei quali è in organico di fatto: cioè con un contratto annuale e spesso senza alcuna formazione specifica. La Gelmini per 2009/2010 ha riconfermato per il sostegno gli stessi organici. Vale a dire, ha agito con il bisturi, visto che non ha tenuto conto delle nuove iscrizioni e il trend di aumento degli alunni con disabilità.
La scuola dell’integrazione richiede competenze e risorse adeguate. Inoltre, docenti formati (insegnanti di tutte le discipline e quelli di sostegno), tempi distesi per l’apprendimento degli alunni con disabilità, nonché una continuità educativo-didattica per tutti gli anni di corso per i ragazzi con handicap. Tutto questo resta un sogno e non si risolve facendo mettere un camice alle insegnanti di sostegno...

Fonti:
http://www.superando.it/content/view/4307/116/
http://www.disablog.it/2009/03/31/la-gelmini-non-ama-i-disabili-sara-ridotto-il-sostegno-a-scuola/

*Non sono riuscito a trovare il link al provvedimento e in altre fonti risulta all'art.7

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domenica 15 marzo 2009

"Acqua e Sapone" Razzisti


Roma, 11 mar. - (Adnkronos) - Si chiama ‘Progetto Acqua e sapone’ l’iniziativa, destinata a far discutere, promossa nella scuola pubblica ‘Riccardo Massa’, nella periferia ovest di Milano, che prevede l’apertura dei bagni e delle docce delle palestre dell’Istituto alle sette del mattino per consentire agli alunni rom delle elementari e medie di lavarsi prima di entrare in classe.

Al di là della proposta che tutto sommato condivido. Se aprissero le docce la mattina presto in università, penso che ne usufruirei volentieri, sopratutto mi consentirebbe di usare più spesso la bicicletta, arrivare tutti sudati non è il massimo...
Ma siamo veramente arrivati a questo livello di RAZZISMO???
Tra di voi c'è chi si sta domandando che ci sia di razzista? Semplice, se le doccie le apri per i bimbi rom, volontariamente o meno, sei uno schifoso razzista.

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martedì 25 novembre 2008

Vendesi Scuola Pubblica

Il nostro gruppo vuole mettere in risalto una notizia apparsa sull'Arena e riportata da un blog di notizie veneto.
Riteniamo che la possibilità di vendere gli edifici scolastici, si possa trasformare in una svendita di un nostro patrimonio e il tutto senza la garanzia che i soldi ricavati servano ad investire in nuove strutture.
Ci preoccupa molto associare questa notizia al fatto che con i tagli al sistema scolastico effettuati attraverso la legge 137 vi sia prevista la chiusura di molti istituti e scuole.

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sabato 1 novembre 2008

Intervento Bellin sulla "riforma" della scuola

Eccovi il video dell'intervento alla manifestazione del 30/10 a Verona del ricercatore Gianluigi Bellin sulla scuola e sulla riforma

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