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mercoledì 11 novembre 2009

Riforma della (in)Giustizia


Mi sembra doveroso fare un po' di chiarezza in mezzo al tam tam sulla riforma della giustizia che il governo ha tanta fretta di approvare.
Partiamo dal presupposto, direi indiscutibile, che i processi in Italia durano una mezza eternità e che la gente si è rotta decisamente dello status quo e reclama processi di durata decente. E fin qui nulla da eccepire al governo, il problema è (come accade abbastanza spesso con l' attuale governo di centro-destra) che la strada per l' inferno è lastricata di ottime intenzioni ma poi i mezzi usati per dare corpo a quelle intenzioni sono palesemente sbagliati.
Quello che la riforma della giustizia proposta dal governo suggerisce è di ridurre di un quarto i tempi della prescrizione per i reati punibili con pena inferiore a 10 anni, vale a dire che si cessa di essere giudicabili per il reato ancora più in fretta (e questa previsione ha tanto il sapore di un modo di incentivare anzichè disincentivare le lungaggini burocratiche, perchè se sono avvocato e so che il mio cliente è colpevole cercherò di tirarla per le lunghe in modo che intervenga la prescrizione a meno di non essere completamente stupido), ed inoltre prevede una sorta di "timeout" entro il quale si deve celebrare ciascun grado di giudizio,sempre per i reati con pena inferiore a 10 anni, pena la cessazione del processo (e dato che in Italia non si può essere processati due volte per il medesimo reato questo significa impunità per i colpevoli qualora non si riesca a dimostrare la colpevolezza entro i termini). Questo sarebbe bellissimo se ci fossero le condizioni per attuarlo, ovvero se le procure avessero i mezzi per riuscire a celebrare i processi di primo grado entro 3 anni, quelli d' appello entro 2 e quelli di Cassazione entro 1, condizioni che (stante la relazione del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano al Parlamento giusto qualche giorno fa) non ci sono se per un processo ci vogliono in media 7 anni e mezzo per terminare i tre gradi di giudizio mentre la riforma ne concede al massimo 6 (3 di primo grado, più 2 d'appello, più 1 di Cassazione). Se poi aggiungiamo il fatto che sono inclusi i processi in corso di celebrazione in primo grado (tra cui, a voler fare i malpensanti come insegna una nota massima andreottiana, guardacaso ci sono i due processi Mills e Mediaset che riguardano il premier) la sensazione di una ennesima legge ad personam si accentua ulteriormente.Ai posteri l' ardua sentenza su dove finirà l' Italia se si continuano a promulgare leggi che per avvantaggiare un singolo cittadino sono degli autentici regali alla delinquenza sia comune che organizzata ...

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mercoledì 19 novembre 2008

Proposta di riforma dell'universita'

Ecco in sintesi cosa proponiamo per riformare l'universita':

  1. Inserire l'università in un contesto internazionale ed in particolare quello europeo, per fare cio:

    • Commissioni dei concorsi composta da almeno il 40% di professori provenienti da un contesto internazionale, utilizzando anche le video conferenze.
    • Criteri oggettivi di valutazione del personale (es. numero di pubblicazioni) e promozioni automatiche legate a questi criteri.
    • Stipendi dei professori, dei ricercatori degli assegnisti e borse di studio dei dottorandi e degli studenti in linea con quelli della comunità europea
    • Agevolazioni, come alloggi e un periodo di riduzione delle tasse, per i ricercatori e professori provenienti dall'estero
    • Corsi specialistica e master obbligatoriamente in inglese (con dovute eccezioni, vedi facoltà umanistiche e di lingue)
    • Incrementare e valorizzare lo scambio dei docenti con le università straniere
    • Rispetto dell'accordo di Lisbona (per quanto riguarda finanziamenti a ricerca e formazione ...)
    • Responsabilizzazione a livello di assunzioni degli assegnisti, nessuna limitazione su chi può essere assunto ma chi assume è responsabile per quanto riguarda la produttività (a livello di ricerca) della persona assunta, come succede a livello europeo.


  2. Risparmi intelligenti:

    • Dare la possibilità agli studenti, in base a merito e reddito isee, di lavorare per l'università, nei servizi che questa offre (mensa, bar, alloggi, pulizie e altro) in cambio della possibilità di studiare senza pagare le tasse e l'alloggio
    • Offrire lo stesso trattamento a chi fa stage interni, che attualmente non sono retribuiti
    • Utilizzo di software Open Source, possibilmente realizzato e mantenuto da studenti e docenti
    • Sospensione dei finanziamenti alle scuole e agli istituti privati (lo Stato garantisce l'istruzione ma come scuola pubblica non come società per azioni...)
  3. Collegare l'università al territorio:

    • Chi vuole assumere stagisti nella propria azienda deve offrire servizi vantaggiosi agli studenti
    • Valorizzare le associazioni studentesche, affinché possano collaborare con privati, per attività culturali, soprtive e ricreative
    • Ampliamento delle strutture nel territorio
    • Rimozione del debito formativo, affinché sia possibile una volta ottenuta una laurea triennale poter fare la specialistica in una qualsiasi facoltà analoga nel territorio Italiano, senza dover recuperare esami.
    • Pianificare i corsi di laurea a livello nazionale, affinché possano esserci tutti i corsi di laurea che vi sono ora ma con una maggiore razionalizzazione (es accorpare 2 corsi uguali con meno di 20 studenti), investendo pero' in mobilità ed alloggi
    • Rendere effettiva la mobilità inter-universitaria, affinché non esistano debiti formativi se si fa la triennale in un università e la specialistica in un'altra, o quantomeno non includere nei debiti corsi non caratterizzanti
    • Favorire il passaggio da un corso di studi ad un altro (commissione di valutazione dei saperi minimi)
    • Creazione di classifiche, realizzate con criteri trasparenti e pubblicamente disponibili, della qualità delle varie Università con suddivisione nelle varie discipline

  4. Ricerca:

    • Valorizzare il CNR sul modello Francese (CNRS)
    • Snellire a livello burocratico le procedure di cooperazione e finanziamento da parte di soggetti terzi (industrie/imprese/enti privati) con l'università
    • Indipendenza nella scelta di modalità e campi di ricerca del sistema universitario rispetto a quello privato (il cnr rinnovato servirebbe appunto a dare le linee guida, non i privati) in modo da affermare il ruolo delle istituzioni pubbliche nel portare avanti la ricerca di base (a differenza di quella applicata che è compito dell'impresa)
    • Indipendenza nella scelta di modalità e campi di ricerca del sistema universitario rispetto a quello privato (il cnr rinnovato servirebbe appunto a dare le linee guida, non i privati) in modo da affermare il ruolo delle istituzioni pubbliche nel portare avanti la ricerca di base (a differenza di quella applicata che è compito dell'impresa)
    • Creazione di un fondo separato dal FFO e che consista di finanziamenti alle università che possano essere utilizzati SOLO per finanziare la ricerca, ed erogati in base alla classifica di cui sopra, cercando però di non accrescere le disparità.
    • Possibilità di erogare anche grossi finanziamenti in tempi brevi a favore di progetti meritevoli (CNR)
Questa e' la prima bozza di proposta, va rivista sia nella forma che nella sostanza, si tratta di un punto di inizio, se avete suggerimenti commentate :)

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